Quel che ci resta del Marocco – racconto di viaggio

Quel che ci resta del Marocco – racconto di viaggio

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..aromi, colori, luci e abitanti di Medine vecchie più di mille anni, ci catapultano nel reame del Marocco

Fes

1° giorno

E così, dopo ormai 8 lunghi anni, torno a rivedere Fes e la sua labirintica Medina Antica.

Aromi, colori e soprattutto luci ci catapultano nel reame del Marocco! Benvenuto gruppo fotografico!

L’impatto iniziale è sempre lo stesso, sbalorditivo. Se non fosse per l’immenso flusso di turisti (sig!), i negozi di souvenir, le luci al neon (anche qua piano piano si sta però passando ai più ecologici led) e qualche motorino che ha sostituito gli asini come mezzo di trasporto, si potrebbe veramente pensare di aver viaggiato nello spazio tempo, come in un documentario Pierangeliano, ed essere stati catapultati in un passato remoto… centinaia di anni fa.

Dopo questo primo assaggio di Marocco, abbiamo fame, e così dirigo il gruppo verso la famosa porta verde/blu la Bab Boujloud (Bab in arabo significa porta), da qui cerco la strada per il mio street-fooder preferito da cui ad ogni passaggio per Fes mi reco per deliziarmi con Kofta o Brochettes rigorosamente di interiora.

Rifocillati gironzoliamo ancora un pochetto perdendoci (veramente!) per le vie della città. Con un po’ di fortuna ritroviamo la via per il riad, dove prima di cena ci riuniamo alle compagne di viaggio Arianna aka Agnés e Lucia aka Lucy Mai, che non siamo ancora riusciti a incontrare (loro, fiorentine, sono già qua dalla sera prima ed al nostro arrivo, giustamente, erano in giro a godersi la città).

Si cena tutti assieme socializzando e conoscendoci meglio davanti a un ottima Harira e un Tajine di carne


2° giorno

Con grande tranquillità, verso le 9.30 ci incontriamo con Yuossef la nostra guida per la prima parte della giornata.

Visitiamo i luoghi salienti della città l’antica Madrassa (la scuola coranica), l’esterno (a noi cristiani i luoghi di culto islamici sono vietatissimi!) di quella che è considerata la più antica Moschea del mondo.

Per finire con le famosissime Tannerie (le tingitorie) di Fes, celebri per le loro vasche di colorazione dai colori brillanti e all’odore inconfondibile (qualcuno lo definirebbe olezzo). Optiamo per visitarle dall’interno, evitando l’orda di turisti che si affacciano dalle balconate dei negozi che le circondano. Sembra di essere finiti in un tempo remoto dove tutto è fatto a mano, le pelli lisciate a suon di coltello, sbiancate in urina e guano e per finire, tinte in pigmenti colorati.

Come il giorno precedente, amiamo perderci per il resto del pomeriggio tra le vie della Mediana, mi fermo a comprare un cintura e perdo metà del gruppo, poi ci perdiamo per le vie. Quasi casualmente ritroviamo la via di casa, dove sono felice di ritrovare anche il resto del gruppo. Fes è una città che resta sempre nel cuore, nonostante il crescente numero di turisti a la crescente perdita di identità.

Cena in riad, gustiamo una dolce e sfiziosa Pastilla (tortino di pasta ripieno di carne e cannella) preceduta dalla solita Harira (zuppa marocchina a base di legumi e l’odiato coriandolo).


Meknes e Volubilis

3° giorno

La mattina incontriamo Mohammed, l’autista che ci accompagnerà per tutta la durata del viaggio, in poco più di 40 minuti raggiungiamo la nostra seconda tappa Meknes.

Meknes, come Fes, è anch’essa una delle città imperiali del Marocco, ha una medina meno appariscente e meno estesa di quella di Fes…ma anche meno affollata di turisti. Prima di recarci al riad optiamo per far sosta ai famosi granai di Mulay idriss, che si trovano alle porte della città, opera massima del Mulay e gioiello architettonico, sono oramai in rovina, è comunque affascinante perderci al loro interno.

Dopo la breve tappa arriviamo in riad, posiamo i nostri 4 stracci e ci apprestiamo, fotocamere al collo, a immergerci nella città, anche in cerca di cibo!

Ci perdiamo per la Medina, vediamo i giardini del grande castello e visitiamo le deludenti ‘false’ prigioni sotterranee (sono in realtà antichi depositi), i posto non è un granchè ma ci divertiamo comunque a sfruttare i tagli di luce che provengono da strette fessure nel soffitto, Sandro si presta come modello.

Dopo un breve riposo sulla terrazza del riad ci dirigiamo a mangiare, un’altra bella giornata è andata.

 


Mulay Idriss, Volubilis 

4° giorno

Ci si alza presto, una colazione sostanziosa, classica del Marocco, e partiamo direzione Chefchoauen, con tappe a Mulay Idriss e Volubilis .

Tempo mezz’ora e siamo giunti alla nostra prima tappa Mulay Idriss. Il borgo è dedicato al grande Mulay marocchino, a dominare tutto c’è il santuario, a noi ovviamente interdetto, ci accontentiamo di girovagare su e giù fra le splendide viuzze bianche della cittadina tra incontri di insistenti ‘guide’ di cui rifiutiamo l’aiuto e dei soliti bambini, che incuriositi dalla polaroid di Irene ci attorniano, si fanno fotografare e ci fanno anche compagnia.

Compriamo frutta e qualche goloso biscottino, poi tutti a bordo per ripartire. Io divido il sedile frontale con Claudio aka Carlo, pochi minuti e siamo nel sito archeologico di Volubilis (2014 prezzo €1, 2019 prezzo €7, alla faccia dell’aumento!!). Seguiamo il percorso segnato tra i resti dell’antica capitale africana latina, tra colonne e pavimenti finemente mosaicati, scattiamo qualche foto e poi tutti a bordo del minivan, ci mancano 200km per Chefchaouen.

Arriviamo per l’ora di cena a Chefcaouen, breve giretto tra le strade blu scuro, mangiamo un boccone su di una terrazza nella piazza e poi tutti a nanna, abbiamo optato per la sveglia all’alba …proveremo ad evitare l’orda di turisti che tutto l’anno affollano le vie della mitica città blu del Marocco


Chefchoauen

5° giorno

 

Sveglia all’alba e tutti in pista a cercare gli scorci più suggestivi della città.

Tutto è chiuso e gli abitanti rientrano pigramente nelle loro case dopo la preghiera del mattino, come speravamo per il momento nessun turista. La città è da cartolina , come già sapevamo, ogni casa è meticolosamente colorata di blu ‘Chefcaouen’. Le vie hanno la pavimentazione di colore grigio, ma più ci si addentra nei vicoli senza sbocco e la tonalità passa al bianco e poi poi fino al blu delle pareti, per avvisarci che lì a breve, la strada finirà contro una porta.

Le caratteristiche principali di Chefchaouen sono 2, il blu degli edifici e delle strade e la presenza di gatti, gattini e gattoni, sono loro protagonisti delle vie la mattina presto.

Girare senza meta rimane la cosa più bella del mondo, almeno per me, così facciamo, e ci perdiamo come immersi in un mare dal colore intenso alla ricerca di scorci, gente, emozioni.

Alle 8.30 la magia finisce, i negozi aprono le loro porte e i turisti, a gruppi, affollano le strette strade. Per fare la foto di gruppo sulla scalinata più gettonata della città, c’è la coda…aspettiamo scattiamo, torniamo a ‘casa’ a fare una sontuosissimissima colazione (crepes, pancake, miele, marmellate, olio, olive, pane, uova ed un orrendo caffè..la vita non è perfetta)

Nel pomeriggio continuiamo il nostro vagare per le viuzze, sempre senza meta..se non un ristorantino dove desinare. Rientriamo in hotel solo per recuperare i treppiedi e dirigersi alla ‘moschea spagnola’, da cui c’è una splendida vista sulla città e da qua immortalare il tramonto…che risulterà però coperto.Scattata qualche foto ceniamo e dopo una breve passeggiata andiamo a nanna, domani direzione Tangeri (3 ore di viaggio).


Tangeri

6° giorno

Partiamo la mattina presto e all’ora di pranzo siamo a Tangeri, preso possesso delle stanze nell’albergo nella nouvelle ville ci buttiamo fra i dedaluzzi della Mediana vecchia nella zona del Petit Socco.

L’atmosfera è incandescente, strade e negozi affollati, rumore incessante e dinamismo sono le caratteristiche di Tangeri.

La mitica città della beat generation, stupisce e colpisce ancora nonostante gli anni siano passati e quegli uomini che l’hanno narrata siano ormai scomparsi da anni, ma le frasi di Barroughs appaiono ancora attuali:

Un miasma di sospetto e di snobbismo sta sospeso sopra il quartiere europeo di Tangeri. Tutti vi squadrano in cerca del bigliettino del prezzo, valutandovi in termini di vantaggi immediati pratici o di prestigio. I commessi dei negozi tendono a essere villani se non comprate qualcosa subito. Domande senza acquisti hanno risposte fredde e ingrugnite…

 

W.Barroughs – Zona Internazionale

Mangiamo un bel pranzetto di pesce tra i vicoli e ci ributtiamo subito tra i medesimi  assetati di immagini da portare a casa.

La sera ceniamo nel lussuoso ristorante dell’hotel e sempre lì andiamo a bere a bordo piscina qualcosa. Ci sono i primi acciacchi, Luca ci abbandona appena cenato e torna in camera. Domani mattinata per fare foto e acquisti e poi 5 ore di strada per tornare a Fes dove termineremo il viaggio.


Tangeri e viaggio per Fes

7° giorno

La mattina dopo la solita colazione, abbandoniamo Luca e Claudio aka Carlo alla loro infermità e andiamo nella Medina per fare ultimi acquisti e ultime foto.

Pranziamo al volo, recuperiamo gli infermi all’hotel e alle 14 siamo sul bus in direzione Fes…dove concluderemo il viaggio, l’indomani alle 6 dobbiamo presentarci al check-in.


Fes

8° giorno

Sono le 5 del mattino quando la sveglia di Sandro, il mio fido compagno di stanza, suono. Stanchezza e tristezza ci invadono, alle 6 siamo in aeroporto e alle 8 le ruote dell’aereo si staccano dal suolo per riportarci a 15° gradi ed al grigio di Torino.

Dormo per tutto il viaggio, più unico che raro, sognando dei giorni passati e dei prossimi viaggi che ci aspettano.

Grazie ad Arianna aka Agnés, Irene, Lucia aka Lucy Mai, Silvia, Claudio aka Carlo, Luca aka Jean-Luc e Sandro aka Sergio che mi hanno accompagnato a questa nuova avventura ReflexTRIBE.

Una risposta

  1. Marocco, sempre un’emozione esserci, ma anche leggerne dalla ironica penna del mitico Guidoguida e gustarne lo splendido reportage fotografico.
    Grazie di averlo condiviso con la Tribe!

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