Immagini fotografiche: perchè? Raduno Tribale con Marino Ravani

Immagini fotografiche: perchè? Raduno Tribale con Marino Ravani

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Perchè vogliamo duplicare attraverso la fotografia questo mondo? Perchè  vogliamo riquadrarlo ed incorniciarlo?

Con questi interrogativi si apre la serata in compagnia di Marino Ravani, docente di fotografia, fotografo specializzato nello still life per la pubblicità  ed esperto di diritto d’autore. Lo avevamo conosciuto grazie, o meglio “a causa” della prima Torino Photo Marathon: avevamo avuto con lui un’accesa discussione in merito al logo scelto, una fotocamera con le gambe, che naturalmente disapprovava apertamente.

Torino photo marathon 2013
Volantino della prima Torino Photo Marathon

Era il 2013 e da allora, anche grazie all’amicizia che lo lega personalmente ad uno dei nostri soci, ogni tanto viene a trovarci e a distribuire pepe e cultura fotografica.


Ravani trae spunto dall’ultimo post del nostro blog “Un nuovo inizio per ReflexTribe”  per parlarci di creatività, libertà, passione ed anche un po’ di noi, di ReflexTribe e del momento di “stanchezza” che stiamo attraversando. Proviamo a riportare qui gli appunti sparsi di questa lezione densa e complessa, “ponderosa”.

Ci avviciniamo alla fotografia generalmente perchè  entriamo in possesso di un apparecchio fotografico: ce lo regalano, ce lo compriamo, lo ereditiamo. Possedere una macchina fotografica fa di noi dei fotografi. Rischiamo di non superare mai questa dipendenza dall’apparecchio, facendogli fare (solo) ciò  che è programmato per fare.

Ravani chiarisce quindi il significato di alcune parole, perchè  la sua riflessione ha molto a che fare con le parole, con la semantica e con il linguaggio.

  • FUNZIONARIO: colui che gioca con l’apparecchio, agisce in funzione di esso. E’ la macchina che domina la sua libertà..
  • FOTOGRAFO: colui che si sforza di trasformare in immagini informazioni non previste dal programma dell’apparecchio. La sua libertà  è  decisiva ed è  importante la sua intenzione.
  • FOTOGRAFIA: è  il mezzo che permette di realizzare un’immagine della realtà.. Nella definizione storica significa “scrivere con la luce”, ma al posto delle parole utilizza le immagini. E’ una fonte di informazione, un indizio. NON è  una comunicazione. Infatti l’immagine è  indifferenziata, è  il contesto che la spiega.
  • IMMAGINE: è  una superficie significante. Riduce, attraverso una astrazione le 4 dimensioni spazio-temporali a due dimensioni. Le immagini possono essere interpretate. Lo spazio-tempo della fotografia non ha linearità  storica: non esiste un rapporto univoco tra causa ed effetto. Nel mondo storico (la storia inizia quando l’uomo scopre ed inizia ad utilizzare la scrittura) ci sono sempre cause e conseguenze. Nella società dell’immagine non c’è  più  un rapporto necessario tra cause ed effetti: guardando una immagine la si scorre con gli occhi, il nostro cervello crea legami tra gli elementi, ne scorge alcuni prima ed altri dopo, la interpreta. A volte le fotografie non raccontano ciò  che mostrano, ma quello che non c’è..

Un segno è  sempre qualcosa che è  qualcos’altro per qualcuno.

  • APPARECCHIO: è  un “black box”. Ne conosciamo solo la parte esterna. E’ sempre pronto per scattare. E’ dotato di un programma.
  • PROGRAMMA: è  la determinazione a priori di una sequenza di azioni (ad esempio il programma scolastico). Dipende dalle condizioni esterne.

La libertà del fotografo, la sua creatività, sta dunque nel creare combinazioni imprevedibili, nell’uscire dal “programma” che è stato stabilito a priori da altri.

L’apparecchio tende ad uniformare, a rendere l’intenzione del fotografo funzione del proprio programma.

La fotografia ci permette di interagire con la realtà, di capire quale ruolo e quale rapporto abbiamo con essa, fa sì che nell’incertezza attuale non si desista dall’operare.

Le fotografie sono percepite come oggetti privi di valore che chiunque è  in grado di produrre. Ciò  che ha valore è  la creatività : la capacità  di inventarsi soluzioni imprevedibili.

 

 

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