Peter Lindbergh in mostra alla Reggia di Venaria

Peter Lindbergh in mostra alla Reggia di Venaria

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Ecco un piccolo assaggio per incominciare ad avvicinarci a Peter Lindebergh, l’artista che ha rivoluzionato la fotografia di moda. Stiamo organizzando un raduno tribale (probabilmente martedì 16 gennaio) in compagnia del fotografo e socio Luca Simonetti, grande appassionato dell’autore, per approfondire e poi visitare insieme la mostra a Venaria il sabato successivo.
La mostra presenta 220 delle migliori realizzazioni di Peter Lindbergh, dal 1978 a oggi, ed è suddivisa nelle seguenti sezioni: LE TOP MODEL, I GRANDI STILISTI, LO SPIRITO DEL TEMPO, LA DANZA, IL GRANDE SCHERMO, CAMERA OSCURA, L’IGNOTO, ICONE.


Chi è Peter Lindbergh? In breve la sua carriera

Nato con il nome di Peter Brodbeck nel 1944 in Polonia, da ragazzo lavorò come allestitore di vetrine per un grande magazzino locale prima di iscriversi all’accademia delle Belle arti di Berlino (1960) e successivamente studiò pittura presso il “College of Art” di Krefeld dove subì l’influenza del movimento concettuale. Dopo essersi trasferito a Dusseldorf nel 1971, si dedicò alla fotografia e lavorò per due anni come assistente del fotografo tedesco Hans Lux, prima di aprire il suo studio nel 1973 e cambiare il suo nome in Peter Lindbergh. Cominciò a collaborare con la rivista Stern, lavorando al fianco di leggende della fotografia come Helmut Newton, Guy Bourdin e Hans Feurer.
Nel 1978 si trasferì a Parigi ed incominciò a lavorare con i più prestigiosi marchi di moda e riviste, tra cui le edizioni internazionali di Vogue, The New Yorker, Rolling Stone, Vanity Fair, …
Oltre al suo lavoro di fotografo, Lindbergh ha diretto numerosi film e documentari acclamati dalla critica. Attualmente vive tra Parigi e Arles.


La mostra

Il titolo “A Different Vision on Fashion Photography” e il manifesto della mostra racchiudono l’essenza della rivoluzione effettuata da Lindbergh nel mondo della fotografia di moda. Il manifesto rappresenta Kate Moss simbolo di eterna adolescenza e di bellezza acerba, ritratta poeticamente segnata dal tempo ci guarda con fierezza ma anche con la malinconia e la profondità dell’esperienza e della maturità. Il fotografo tedesco libera l’immagine femminile dal mito della perfezione e della giovinezza e la rappresenta nella sua verità più intima dopo averla spogliata di ogni superfluo accessorio.
Attraverso i suoi scatti, Lindbergh ha saputo raccontare tutte le donne, non solo le più famose. Nell’esposizione, ciò che tiene insieme ogni scatto è principalmente l’idea di femminilità che Lindbergh vuole trasmettere.
Ma la mostra non è solo esposizione delle immagini iconiche di quattro decenni di lavoro, vi trovate anche materiale esclusivo: appunti personali del fotografo, immagini inedite, storyboard, elementi di allestimenti scenografici, polaroid, provini, spezzoni di film, gigantografie. Tutto materiale che ci fa conoscere meglio il lavoro e la passione di Lindbergh.
Il fil rouge della mostra sono gli scatti in bianco e nero, fino al 2000 su pellicola, quindi in digitale.


LA MODA

Si parte con le fotografie delle super top model degli anni ’90, all’epoca ancora giovani sconosciute, come Naomi Campbell, Cindy Crawford, Linda Evangelista, Christy Turlington e Tatjana Patitz, accompagnate da interviste video e fotografie inedite.
Troviamo le modelle ritratte in gruppo, amiche tra loro e naturali. Non ci sono pose rigide o stereotipate, ma grazie ad un linguaggio quasi cinematografico emergono le personalità delle sue modelle, la loro grazia e la loro femminilità, oltre che la loro indiscussa bellezza.
Tali immagini furono uno shock e una rivelazione. Lindbergh stava offrendo una nuova interpretazione delle donne post-1980, senza prestare troppa attenzione all’abbigliamento e credendo che:

“Se si toglie la moda e l’artificio, si può vedere la persona reale. La fotografia in bianco e nero è stata davvero importante per creare le top model; potevi davvero capire meglio chi erano veramente. A colori, sarebbero sembrate solo pubblicità di cosmetici”.

Il bianco e nero

“Mi piaceva di più perché era l’interpretazione della realtà, una connessione privilegiata con la verità rispetto al colore. Ho visto il lavoro dei fotografi americani negli anni della Depressione quando l’America era in difficoltà ed il governo mandò i fotografi a documentare scene come il lavoro minorile, la criminalità, la povertà, e tutte le questioni sociali e le fotografie erano tutte in bianco e nero. Tutte queste immagini sono ben note oggi. Le trovavo interessanti e potrei dire che da allora in poi c’è sempre stata in me una sensazione che mi diceva che il bianco e nero è sinonimo di verità”.

Le sue innovazioni

Un’altra rivoluzione fu di sovvertire le rigide convenzioni dell’industria della moda con immagini di top model vestite come uomini. Esplorò l’idea di un mondo senza uomini nel quale le donne si trasformano in figure potenti ed indipendenti. Questo approccio lo portò a ritrarre bellezze di vario genere, da attrici transessuali a campionesse olimpiche dall’aspetto androgino.
Le dimostrazioni e le attività di protesta furono un’altra ispirazione per gli scatti di moda di Lindbergh. Il fotografo anche questa volta aprì una nuova strada con queste opere: fare dichiarazioni politiche non era tra i compiti della fotografia di moda.


LA DANZA

Il lavoro di Lindbergh è noto soprattutto per i suoi ritratti semplici e rivelatori, per la forte influenza del cinema tedesco, ma anche della danza e del balletto. Per queste fotografie lavora con ballerine e modelle che rappresenta in un ambiente scenografico. Le immagini si concentrano sulla tensione e sulla postura. Ha reso omaggio a grandi ballerine, coreografe ed artisti come l’icona pop Madonna. Ha descritto la diversità delle rappresentazioni del corpo in movimento quando impegnato in questa forma d’arte.


IL GRANDE SCHERMO

La cultura fotografica di Lindbergh fu influenzata dal frutto dei movimenti artistici della Germania del 1920: l’architettura, il design, la danza, la letteratura, il cinema e le pitture di artisti vissuti durante la Repubblica di Weimar e nati sotto la scuola Bauhaus.
Nelle immagini di Lindbergh incontriamo la donna degli anni Venti e le stelle di Hollywood del dopoguerra. Le sue fotografie si riferiscono soprattutto ai classici del grande schermo; i riferimenti cinematografici sono una caratteristica distintiva del suo lavoro. Apparecchiature cinematografiche, scenografie e luci, lo aiutarono a creare la propria versione di Hollywood con il suo stile inconfondibile. Le sue fotografie di modelle nelle sale macchine non solo ricordano Metropolis (1927), ma anche le fotografie industriali del fotografo tedesco Albert Renger-Patzsch (1897-1966).
Lindbergh trascorse l’infanzia nell’area della Ruhr, uno dei più grandi agglomerati industriali del mondo che influì sulla sua arte: “…sono cresciuto intorno alle miniere di carbone e alle fabbriche che erano molto impressionanti. La mia percezione di bellezza è qualcosa che si è formata durante la mia infanzia. Quei paesaggi e quell’architettura, mescolata alla cultura tedesca del primo Novecento, ebbero un ruolo nella definizione della mia percezione di bellezza”.


L’IGNOTO

Il nuovo millennio segnò una svolta nel linguaggio visivo di Lindbergh. Non solo per il passaggio dalla fotografia analogica alla fotografia digitale, che gli offriva maggiore libertà di sperimentare, ma anche perché sentiva il bisogno di allontanarsi dall’industria della moda. Comincia così a concentrarsi su progetti personali come film e documentari. Il suo interesse per i primi film di fantascienza lo portarono a produrre lui stesso riprese con attori e modelli, creando scenari apocalittici con oggetti di scena, costumi da alieno, astronavi, invasori ed esplosioni, intrigato da ciò che lui stesso definisce The Unknown.
Questo è stato l’inizio della rappresentazione di fantascienza e della suspance cinematografica nei suoi lavori e l’introduzione dell’uso della narrazione nella fotografia di moda.


ICONE

La mostra si chiude con una serie di scatti ad icone del cinema e dello spettacolo catturati con primi piani audaci e commissionati per catturare immagini non patinate per riviste patinate. L’unicità di carnagioni diverse e forme del corpo, le rughe e le imperfezioni sono tutte caratteristiche che egli privilegia. “È quello che tu hai e gli altri non hanno a renderti unico”.


Vi abbiamo incuriositi?!

Allora vi aspettiamo per approfondire il tema e visitare la mostra insieme! L’appuntamento sarà martedì 16 gennaio 2018 dalle 20.00 elle 22.00 per inaugurare un nuovo anno di fotografia con un raduno dedicato a Peter Lindbergh!

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